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Marmora fino al 1800 (di Giovanni Coccoluto)

Marmora è un aggregato a nome collettivo, caso non raro in ambiente ligure-piemontese, che riassume in un’unica entità demo-territoriale numerose frazioni nettamente distinte tra loro, ben 16 borgate, fra le quali spiccano quelle di Vernetti (capoluogo, altitudine 1.223) e di Reinero (altitudine 1.470), che fino agli anni 50 è stato il principale centro della vita “marmorina”.

Nelle vicinanze di questa borgata sorge isolata la parrocchiale dedicata a San Massimo. Sconosciuta è la sua storia più antica, ma la frequentazione umana è precoce: la chiesa parrocchiale di San Massimo ha conservato l’arula romana, databile tra il I e il II sec. d.C., dedicata alla dea Vittoria (CIL V 7833), per cura di Metilius Secundus, uno stator, vale a dire un ufficiale scelto dell’esercito, un personaggio con funzioni ispettive e di polizia. Era verosimilmente un piccolo santuario rurale posto su di un segmento di quella pista-mulattiera facente parte di un sistema viario di passaggi montani che si snodava quasi parallelo al crinale principale franco-italiano e che si riconosce nel tratto fra la Val Varaita - Elva - Val Maira - Castelmagno - Demonte in Valle Stura.

Il nome Marmora, che compare solo dal Medioevo, parrebbe alludere a “cave di marmo”: la sua prima menzione è nel 1264 quando lo riconosciamo nel predicato di Baymundus Beamundus de Marmore, e poi nel 1286, ricordato fra gli insediamenti minori, i casalia; è una citazione tarda a differenza di altre località della valle, già attestate nel 1028 nella donazione iniziale all’erigenda abbazia. di Santa Maria di Caramagna.

L’abitato segue le linee generali della storia dell’alta valle, facendo parte dell’organismo associativo che univa i dodici comuni a monte del Rio Bossino («a ripo Breixino supra»), inserita nella sfera d’influenza dei signori di Busca prima, poi dal XII secolo agli omonimi marchesi ed infine a quelli  consanguinei di Saluzzo. Momenti della sua storia sono visibili nella chiesa parrocchiale e nei portali delle sue case. Nella prima ammiriamo gli affreschi di varie epoche e l’arredo scultoreo liturgico, mentre le sovrapporte del tardo XV sec. - inizi del successivo con le vere e proprie insegne di bottega scolpite, testimoniano l’inserimento dell’economia locale, al pari della vicina Acceglio, in un più ampio circuito commerciale “internazionale” esteso a Savona e Genova.

Marmora condivise le sorti del Marchesato di Saluzzo quando, nel 1548, alla morte di Gabriele ultimo marchese, passò alla Francia e da questa infine, nel 1601, al Ducato di Savoia, a seguito del Trattato di Lione. Il riflesso locale di quest’ultima vicenda fu l’infeudazione ai Ferreri di Biella, con la conseguente perdita delle antiche franchigie comunali.

La grande Storia toccò Marmora nel 1743, quando il re Carlo Emanuele III in previsione delle imminenti operazioni militari francospagnole decise la costruzione dell’ardita “strada dei cannoni” che correva da Casteldelfino, in Val Varaita, sino alle Barricate in Valle Stura: fu un’opera inutile, vanificata dalla manovra del principe De Conti che, nell’anno successivo, travolse le difese piemontesi in Valle Stura.