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Masche nella credenza popolare

Come in tanti paesi, anche a Marmora le “Masche” hanno trovato terreno fertile nel pensiero della gente.
Non esiste una documentazione scritta sull’argomento, pertanto i racconti che proponiamo, sono frutto della tradizione orale trasmessa dai nostri vecchi.
Si narra che il ritrovo delle masche fosse sul “Chiot del Lidet” e sul “Chiot del Roucias”, a monte della borgata Tolosano.

Di qua il primo racconto:
“Un vecchio bottaio, originario della frazione Superiore, da ottobre a maggio,andava a “fare la stagione” nelle Langhe.
Eseguiva il suo lavoro di costruttore di botti e barili di cascina in cascina.

I vignaioli della zona, presso i quali il bottaio lavorava, gli offrivano un frugale pasto durante il quale si chiacchierava e si parlava del più e del meno.
Un giorno il bottaio, interrogato sulla sua provenienza, disse che arrivava da Marmora.

I vignaioli, sentendo la parola Marmora, esclamarono: “Noi ogni notte, saliamo sul Chiot del Lidet per i nostri balli !!!!”
Il bottaio, avendo ben nota la nomea del Chiot del Lidet, pieno di spavento, si rese conto di essere circondato da Masche.  Con un pretesto qualsiasi lasciò pranzo e lavoro e scappò di tutta fretta a Marmora.
Dopo questo episodio il nostro bottaio abbandonò le stagioni in Langa”.

Ed ora il secondo aneddoto:
“Un giovanotto di Reinero, particolarmente terrorizzato dalle masche, “caligniaire” (spasimante) di una bella ragazza di Arata, si recava da lei ogni sera per la “vegià” (veglia) nella stalla.
La ragazza già un po’ stanca dell’ insistente corteggiamento, pensò di giocare un tiro mancino all’innamorato: gli infilò, senza farsi notare, un campanellino nella tasca.

Verso mezzanotte, il giovanotto salutò l’amata e riprese la via di casa.
La paura delle masche lo faceva correre per accelerare il ritorno a Reinero.
Il fatto è che...più correva,... più il campanello suonava e... più il campanello suonava... più correva.

Convinto, arciconvinto...superconvinto della presenza delle masche... fece la ripida salita da Arata a Reinero tutta d’un fiato...!!! Arrivato a Reinero dovettero soccorrerlo per evitargli l’infarto!!!
Da quanto ci risulta la ragazza di Arata riuscì nel suo intento... il giovanotto di Reinero  rimase scapolo e...a ricordo restò il campanello delle masche.

Le masche spaventavano taluni... ma l’astuzia e la malizia di altri, superava le masche!!!
A tale proposito si racconta che nella notte della festa di tutti i Santi venivano sistemati, nei punti più bui e strategici delle strade, zucche svuotate e bidoni con all’interno candele accese.

Tale strategia doveva spaventare i viandanti ed in particolare i giovanotti che andavano alla “vegià”.